lunedì 11 agosto 2014

Lo stregone della giungla
Una freccia sibilò nella notte. Per poco non colpì l'orecchio di Peter. Lo stregone era sempre più vicino. I suoi occhi rossi lo fissavano. Un buio impenetrabile avvolgeva la foresta. Peter indietreggiò. Si ritrovò con la schiena contro un albero. Era in trappola. Cinque scimmie indemoniate lo accerchiarono. Erano troppo forti per lui. Morsi e zampate lo colpirono in ogni dove. Lo stregone avanzava. In quel buio si riusciva a notare soltanto il suo copricapo piumato. Il petto era coperto da una moltitudine di simboli. “Hai xi balba zot” Peter sentì un immenso bruciore nel corpo. Qualcosa gli stava entrando dagli occhi e dal naso. Una potenza invisibile e malvagia. “ahhhhhh...”un urlo riecheggiò nella foresta e altri due occhi rossi si aprirono in quella buia notte.
*


Ormai da tempo lavoravo in Amazzonia per studiarne le sue popolazioni, quando, vicino a dove ero accampato trovai una tavola rettangolare di argilla con segni scuri su entrambe le facce. Ah scusate se non mi sono presentato io sono Frank Smith. Tornando alla tavola, riuscii a decifrarla. Narrava di un'antica leggenda di uno stregone, protetto dal Dio della morte Xi Balba, che disseminò terrore nella foresta e, dopo essere stato rinchiuso in una statua, riuscì, grazie alle sue scimmie indemoniate a... e qui la tavola si interrompeva con una frattura che copriva la parte finale. Oltre alla leggenda c' era anche una piccola mappa che indicava il centro della giungla come un luogo sacro e oscuro. Incuriosito andai verso questo punto. Più mi avvicinavo, più il buio diventava fitto e la foresta scura. Avanzai finché uno scricchiolio alle mie spalle mi fece fermare. Mi girai; un movimento alla mia destra. Un senso d'inquietudine cresceva in me. Sentii un altro passo. Afferrai un bastone. “Buongiorno!” Sobbalzai. Poi mi girai. Un anziano signore mi squadrava da capo a piedi. Era basso, magro, senza maglia ma indossava u paio di strani pantaloni. Barba e capelli erano bianchi candidi. “Ti sei perso?” mi chiese. Adesso che ci pensavo mi ero davvero perso. “s-s-s-ssì” risposi .” Vieni al mio villaggio, ti ospito io!” “grazie.” . Mi fece cenno di seguirlo. Poi, mentre stavamo camminando, si fermò annusò l'aria. Si arrampicò su un albero e tornò giù con una scimmia in una mano e un coltello sporco di sangue nell'altra. “E anche oggi il pranzo è servito- disse- È da tanto tempo che non riceviamo visite” aggiunse poi. “ Da quando è venuto un simpatico signore vestito come te che cercava uno stregone o qualcosa di simile. Bah”. Sapevo di chi stava parlando. Del mio ex collega Peter, scomparso misteriosamente in questi luoghi. Possibile che avesse trovato lo stregone?
I miei pensieri furono interrotti dal vecchietto. “Eccoci arrivati”.mi disse. Il villaggio era piccolo e pieno di vita: i bambini correvano tra le casette di mattoni d'argilla; le donne portavano l'acqua e i panni puliti e gli uomini portavano degli animali che avevano ucciso nella mattinata. Quando il pranzo fu pronto, gli indigeni si sedettero per e mi invitarono a unirmi a loro. Mi fu servita zuppa di bacche e di serpente, e per finire arrosto di scimmia. Avendo molta fame, non feci caso a ciò che mangiavo, ma, in condizioni normali, quella roba non l'avrei mai mangiata. Fui invitato a coricarmi in una piccola casetta. All'interno era piccola e marrone, con un solo letto e un camino. Senza neanche svestirmi mi infilai nel letto. Fui risvegliato da un urlo acutissimo. Ancora appisolato uscii dalla capanna. Una piccola folla si radunò intorno a una donna che urlava. “È sparita, è sparita!!” gridava. Mi avvicinai. “ Stavo dormendo quando...” la mia attenzione fu catturata da una scia di piedi e mani che, dalla casetta, si dirigevano verso la foresta. Incuriosito le seguii. Dopo appena un chilometro la foresta terminava in una radura. Al centro di essa un imponente tempio svettava tra gli alberi. Era a forma di piramide, ma con una grande scalinata sulla facciata centrale. Il tutto era sormontato da un altare di pietra contornato da statue e colonne. Io ne vedevo il lato sinistro. Qualcuno cominciò a parlare. Era una lingua sconosciuta e oscura. Una donna era sdraiata sull'altare di pietra, tenuta ferma da sei piccole scimmie. Esse avevano possenti canini e grandi zampe. Colui che parlava era nascosto da una colonna ma si vedevano due possenti mani. Una di esse teneva un coltello. Il coltello si abbassò di scatto. La donna gemette. L' uomo che stringeva il coltello si abbassò ad annusare il sangue che sgorgava dal taglio. Era basso e robusto con due occhi rossi e tetri e una piccola bocca.
Si risollevò e il cielo si fece scuro; iniziò a tuonare e a lampeggiare e un vento fortissimo trasportò via le spoglie della giovane donna sacrificata. Impaurito corsi via. Tornato al villaggio non raccontai niente a nessuno e andai dritto a letto senza neanche mangiare.
Al mio risveglio, quella mattina, un altro ragazzo era sparito e io rividi le orme di scimmia del giorno precedente. Allora girovagai per il villaggio. Giunto davanti a una casa semi diroccata, la porta si aprì e una voce cupa mi invitò ad entrare. Incuriosito mi addentrai nell'edificio. La stessa voce di prima mi riparlò “siediti”. Così feci. La porta si chiuse. All'interno c'era puzza d'incenso. Senza che io chiedessi niente, mi raccontò la storia dello stregone (che io sapevo già) ma poi aggiunse che aveva trovato un “discepolo” che aveva preso il suo posto. Il discepolo sarebbe morto soltanto facendolo cadere nel pozzo dell'oscurità che si trovava al centro del tempio. Ma così facendo c'era il rischio di risvegliare lo stregone supremo. Allora feci per andarmene ma una mano scheletrica mi fermò. Mi voltai. La faccia dell'uomo era illuminata. Ma non era un uomo, era un cadavere.
Urlando mi fiondai fuori dalla porta. Mi precipitai sulla strada principale. Era rincominciato a piovere. “Che hai” mi chiesero. Indicai la casa. “Cadavere...” ansimai. “Amigo, là non c'è nulla” e poi se ne andarono. Mi voltai. La casa era sparita davvero. Al suo posto c'erano solo arbusti e piante. Ancora ansimante, tornai nella mia casetta a progettare un piano. Poi, a notte fonda, uscii di casa con un accendino e un bastone e mi acquattai vicino ad un albero.
Una decina di minuti dopo, una mezza dozzina di occhietti rossi apparvero nella giungla. Era il momento. Mi avvicinai cautamente, e con l'accendino bruciai la coda a una scimmia e scappai. Il fiume lì vicino sarebbe stato la mia salvezza. Poi bruciai il bastone e iniziai a correre. Le scimmie, dopo aver spento la coda, mi inseguirono infuriate. Erano più veloci, ma meno furbe. Così, quando fui di fianco al fiume, vi lanciai la torcia dentro e le scimmie, una ad una, la seguirono. Il fiume in quel punto era alto e tumultuoso e le scimmie ci avrebbero messo un po' di tempo ritornare a riva. Quindi accesi la torcia elettrica che portavo sempre con me, e mi diressi verso il tempio. Il buio calò silenziosamente sul tempio. La luna fu oscurata da un nuvolone. Ricominciò a piovere. I rametti e le foglie scricchiolavano sotto i miei piedi. Illuminai ciò che era difronte a me. “buh” Lo stregone mi era difronte e mi fissava coi suoi occhi rossi. “Cattivo Frank, non dovevi. No non dovevi”. Indietreggiai. Vidi con la coda dell'occhio che l'ingresso del tempio era a due passi da me. Iniziai a correre ed entrai. “Il topo si è intrappolato da solo” disse tranquillamente con voce profonda. E mentre sghignazzava mi seguì. Il pozzo era nascosto ma non molto lontano dall'entrata. Illuminai il corridoio. Era piuttosto basso, pieno di ragnatele. Con il capo chinato, mi diressi verso la stanza finale del corridoio. Lo stregone, in pochi attimi mi fu dietro. “Cosa volevi fare?” mi chiese. “Ti sei messo in trappola. Arrivati nella stanza finale mi fu di fianco. “Non mi avrai!!” gridai. E con un balzo gli fui addosso e lo presi per il collo. Lui mi tirò un pugno in faccia. Rotolai a terra. Mi voltai. Intravidi il pozzo. “Dai vieni, vigliacco!” dissi. in un istante mi fu addosso. Mi colpì al collo ma io lo presi per le gambe e lo sbattei nel pozzo. “NOO” gridò. Ma non feci in tempo a fare un passo che una mano mi si aggrappò a una caviglia facendomi cadere. “verrai con me” disse. Un caldo travolgente mi avvolse e poi fu soltanto buio totale.

In cima al tempio, una statua si mosse staccandosi dal suo piedistallo, al quale era attaccato.
Aprì i suoi occhi, rosso sangue. Si scrollò di dosso della polvere e assunse un colore violaceo. Indossò il cappello piumato che portava sotto braccio e scese dalla scalinata.
Il terrore, con la morte del suo discepolo, si era risvegliato ed era ancora più forte di prima.
Il suo regno di terrore sarebbe tornato a dominare sulla foresta.



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