martedì 9 dicembre 2014

mio padre

Mio padre a prima vista può sembrare un vecchietto: i capelli (scusate, quello che è rimasto) sono bianchi; la corporatura robusta termina in due piedi che paiono salsicce. Gli occhi neri sono contornati da un paio di occhiali dalla montatura blu. Sul mento una barbetta canuta contorna un solitario pizzetto.

Non sempre sono felice di averlo come padre e di andare in giro con lui ; mi vergogno per come è vestito, per come si comporta o per come mi tratta. Spesso lo considero più vecchio e meno comprensivo di quello che in realtà è. Lui c'è sempre se ho bisogno. capisce quando è il momento giusto per parlarmi e comprende i miei problemi. Spesso mi sembra molto noioso, perché non fa niente di emozionante: lavora al computer, gira le aziende e le città.... Ma in realtà ha molte doti che ad un primo incontro non si noterebbero: è un ottimo casalingo, sa fare innumerevoli cose pratiche, è un giardiniere, ci aiuta al computer e con l'informatica e soprattutto ha sempre un po' di energia per stare con noi, per condividere le nostre passioni e per capire i nostri problemi. insomma, è un ottimo padre.

mercoledì 29 ottobre 2014

Frecce di sangue
In quegli anni in Inghilterra moltissime case venivano rase al suolo o chiuse e lasciate disabitate. Vivevo lì da molti anni, ma tante case diroccate non le avevo mai viste.
Una in particolare mi inquietava. Isolata, al centro del bosco, di notte si sentivano strani versi e ululati. Venni a sapere che era appartenuta a un povero arciere, ribelle come pochi e abile nello scoccare colpi mortali. Un giorno, mentre vagava nel bosco, fu preda di un agguato guidato dallo sceriffo. Catturato ingiustamente, fu portato nelle segrete dalle quali riuscì a scappare e tornare a casa. Ma le guardie lo seguirono e lo uccisero. Da allora la sua anima vaga senza pace nell'abitazione.
Così, con 3 miei amici, ci recammo presso la casa per vederne l'interno. Varcata la staccionata, una freccia si piantò davanti ai nostri piedi; attaccata ad essa c'era un biglietto con scritto:“perdete ogni speranza o voi che entrate”.
Un brutto scherzo, pensammo. Ma nei nostri cuori sapevamo che non era vero.
La foresta sembrava particolarmente buia quel giorno ma oltrepassammo ugualmente la soglia.
L'interno era spazioso, piuttosto caotico, con grandi quadri alle pareti, i personaggi al loro interno avevano gli occhi fissi su di noi. Le travi del soffitto erano pericolanti, una grossa poltrona era al centro della stanza, uno scheletro umano stava su di essa.
“ah”un grido soffocato interruppe la nostra osservazione. Jhon appoggiato al muro era particolarmente pallido: qualcosa sbucava dal suo intestino:una freccia lunga e rudimentale.
Gneeeck. Un cigolio a destra: ci girammo, un' ondata di freddo ci assalì. Frank, pure lui morto appeso ad un cappio che pendeva dal soffitto, indietreggiai. Qualcosa di freddo mi sfiorò. Alex era stato strozzato da qualcosa di informe.
Ora era il mio turno.
Corsi velocemente fuori casa. Una presenza mi seguiva. Ansimando corsi fino nella piazza principale. Urlai. Niente. La presenza era sempre più vicina. Correva strisciando come i serpenti. Me lo immaginavo. Niente mi avrebbe più salvato. Corsi sotto i portici cambiando spesso direzione. Era sempre di fianco a me. Perché mi faceva soffrire? Aspetta. S'era fermata. ma...
“ahhhh”.
Nella piazza si prestava un orribile scena: un uomo, con una freccia piantata in testa, era stato impiccato. Il corpo pallido, era coperto di sangue secco;la faccia era evidenziata da un espressione di terrore. Le indagini andarono avanti per mesi, ma il caso fu archiviato e nessuno scoprì mai la verità.
Fine...




lunedì 1 settembre 2014

Torino
Torino è una bella città, molto grande. Ogni angolo ha un po' di storia, con facciate ottocentesche, lampioni decorati con teste di toro e figure, tram, pasticcerie antiche, insegne particolari... Meritano una visita il museo del cinema, nella mole antonelliana, un museo per tutti, dove rilassarsi e scoprire le origini del cinema. molto bello anche il borgo antico, nel parco del Valentino. Palzzo reale, con la sua maestosa armeria, attira molti turisti.Anche il museo dell'automobile è molto particolare e merita una piccola visita. Qui ci sono macchine dal 1800 a oggi, tra innovazionie design e velocità. A torino, si mangia molto bene, ma non sempre la gente è cordiale.



mercoledì 13 agosto 2014

Io adoro viaggiare. fino da quando ero piccolo mi piaceva scoprire posti nuovi e diversi. Quando ero già un po' più grande ho iniziato a viaggiare per le città ( finora solo europee). Mi piace molto leggere le cartine e creare itinerari alternativi.
 Nell'estate 2012, con la mia famiglia, abbiamo organizzato un viaggio a Barcellona.
Siamo arrivati di sera; mi sarei aspettato una città calma che con il giungere del buio si stava preparando ad andare a letto (erano le 23 circa!), invece, appena arrivati, abbiamo trovato un grandissimo viavai di persone di tutte le età, dai ragazzi che andavano in skate in piazza a donne che andavano a fare compere a giovani e meno giovani che entravano in piccoli locali.
E così ho scoperto che le città, in Spagna, si animano in modo straordinario dopo il tramonto...
Il paesaggio di Barcellona, è molto particolare: da una parte ci sono le bellissime spiagge e il mare sconfinato, dall'altra c'è la città con un incredibile alternarsi di edifici moderni e altri più vecchi.
Il nostro hotel era al centro di una splendida e piccola piazza a due passi dalle Ramblas (la strada principale della città pieni di mercati, sculture e negozi) e dietro la zona universitaria. Nella piazza i ragazzi mangiavano, chiacchieravano e passeggiavano fino a tarda notte; di fianco all'hotel c'era una via piena di negozi che vendevano cose stranissime, come vecchi dischi, curiosi strumenti, oggetti e pupazzi molto divertenti, un'altra piena di ristoranti e bar, e una viuzza che portava in un'altra piazza, molto più grande e sempre piena di gente a causa delle magnifiche fontane e dei molteplici negozi.
Barcellona l'abbiamo girata sostanzialmente a piedi, perchè le strade erano sempre dotate di ampi marciapiedi e le zone centrali erano interamente pedonali, inoltre in questo modo le città si riescono a scoprire e a vivere molto meglio. Il percorso e i luoghi da visitare l'avevo preparato io prima di partire ed ero sempre io che guidavo la mia famiglia in giro per la città poiché mi diverte leggere le piante delle città e scoprire vie alternative da percorrere.
Uno dei luoghi che mi sono piaciuti di più è il Mercato de la Boqueria, sulle Ramblas: appena si entra nel mercato, si distinguono tutti gli odori, i colori, i sapori, le infinite caratteristiche di Barcellona, tutte mescolate in un solo luogo.
Abbiamo anche visitato vari musei, edifici progettati da Gaudì e lo stadio Camp Nou; erano tutti molto belli, i percorsi molto chiari e c'aerano molti spazi interattivi.
Barcellona, con le sue molteplici facce, offre qualcosa ad ogni persona; a me di questa città è piaciuto tutto, sia i luoghi che ho visitato, sia il clima allegro e vivace che si respirava in ogni momento della giornata.




lunedì 11 agosto 2014

Recensione concorso farheneit 2014:"lo spacciatore di fumetti"

“Dovevo procedere alla velocità giusta, senza dare nell'occhio, un po' annoiato, un po' infastidito, meglio ancora se con le spalle leggermente curve, come uno già abituato a ubbidire.”
Sandor è un ragazzino di 15 anni che ama leggere e scrivere i suoi pensieri in libertà,ma soprattutto ama inseguire i suoi sogni con coraggio e determinazione.
Egli vive a Budapest: una città vuota,con regole ferree che costringono la popolazione ad obbedire ad ogni imposizione che viene dal regime, ma Sandor non ci sta, cerca un mondo proibito dove ciascuno si può esprimere liberamente. Quel mondo,lui e i suoi amici lo sanno,esiste davvero:è un mondo in cui regna la giustizia, in cui ogni sopruso viene punito, in cui ognuno può far valere i propri diritti, è il regno dei fumetti! L'unico modo per raggiungerlo, per sfuggire ai problemi che la società ha inflitto alla sua giovane vita, è avere, nonostante le proibizioni,il coraggio di leggerli,ma soprattutto di renderli fruibili a tutti coloro che lo desiderano. Sandor capisce che con i fumetti, può portare nella sua vita e in quella dei suoi amici la possibilità di riscattarsi e di provare a combattere. In questa impresa non è solo: c'è un uomo sconosciuto che ogni mese gli fornisce i fumetti; c'è sua mamma che lo rende forte,crede in lui e lo fa sentire un eroe;c'è il suo amico Nikolai col quale scrive un fumetto e che lo aiuta a trovare la giusta strada.
Una storia cotta al punto giusto con ingredienti di prima qualità per un risultato ineguagliabile. Un libro che è inevitabile consumare, che ti trasmette un senso sfrenato di adrenalina: man mano che la storia procede, senti il bisogno di leggere più in fretta, di girare pagina con foga, ti senti dentro la storia e vuoi viverla pienamente con il protagonista. Ti senti coraggioso, pronto a guadagnarti la libertà e, a tuo modo, lo fai, ti divori il libro e in un sol soffio, senza accorgertene, tutto svanisce, ma ti basta soltanto guardare la copertina per ricordarti tutto ciò che il romanzo è riuscito a trasmetterti e a insegnarti. Sandor mi ha colpito molto, perché con la sua voglia di fare, il suo coraggio e le sue innumerevoli passioni, non perde mai lucidità nell'affrontare le situazioni. Sembra quasi un eroe dei suoi amati fumetti: nonostante la vita difficile e faticosa riesce a riscattarsi e a realizzare i suoi sogni. Questo romanzo lo consiglierei a tutti coloro che vogliono affrontare il mondo a testa alta, coltivando e facendo crescere le proprie passioni, ma anche a quegli adulti che vogliono capire la complicata vita di un ragazzo


Lo stregone della giungla
Una freccia sibilò nella notte. Per poco non colpì l'orecchio di Peter. Lo stregone era sempre più vicino. I suoi occhi rossi lo fissavano. Un buio impenetrabile avvolgeva la foresta. Peter indietreggiò. Si ritrovò con la schiena contro un albero. Era in trappola. Cinque scimmie indemoniate lo accerchiarono. Erano troppo forti per lui. Morsi e zampate lo colpirono in ogni dove. Lo stregone avanzava. In quel buio si riusciva a notare soltanto il suo copricapo piumato. Il petto era coperto da una moltitudine di simboli. “Hai xi balba zot” Peter sentì un immenso bruciore nel corpo. Qualcosa gli stava entrando dagli occhi e dal naso. Una potenza invisibile e malvagia. “ahhhhhh...”un urlo riecheggiò nella foresta e altri due occhi rossi si aprirono in quella buia notte.
*


Ormai da tempo lavoravo in Amazzonia per studiarne le sue popolazioni, quando, vicino a dove ero accampato trovai una tavola rettangolare di argilla con segni scuri su entrambe le facce. Ah scusate se non mi sono presentato io sono Frank Smith. Tornando alla tavola, riuscii a decifrarla. Narrava di un'antica leggenda di uno stregone, protetto dal Dio della morte Xi Balba, che disseminò terrore nella foresta e, dopo essere stato rinchiuso in una statua, riuscì, grazie alle sue scimmie indemoniate a... e qui la tavola si interrompeva con una frattura che copriva la parte finale. Oltre alla leggenda c' era anche una piccola mappa che indicava il centro della giungla come un luogo sacro e oscuro. Incuriosito andai verso questo punto. Più mi avvicinavo, più il buio diventava fitto e la foresta scura. Avanzai finché uno scricchiolio alle mie spalle mi fece fermare. Mi girai; un movimento alla mia destra. Un senso d'inquietudine cresceva in me. Sentii un altro passo. Afferrai un bastone. “Buongiorno!” Sobbalzai. Poi mi girai. Un anziano signore mi squadrava da capo a piedi. Era basso, magro, senza maglia ma indossava u paio di strani pantaloni. Barba e capelli erano bianchi candidi. “Ti sei perso?” mi chiese. Adesso che ci pensavo mi ero davvero perso. “s-s-s-ssì” risposi .” Vieni al mio villaggio, ti ospito io!” “grazie.” . Mi fece cenno di seguirlo. Poi, mentre stavamo camminando, si fermò annusò l'aria. Si arrampicò su un albero e tornò giù con una scimmia in una mano e un coltello sporco di sangue nell'altra. “E anche oggi il pranzo è servito- disse- È da tanto tempo che non riceviamo visite” aggiunse poi. “ Da quando è venuto un simpatico signore vestito come te che cercava uno stregone o qualcosa di simile. Bah”. Sapevo di chi stava parlando. Del mio ex collega Peter, scomparso misteriosamente in questi luoghi. Possibile che avesse trovato lo stregone?
I miei pensieri furono interrotti dal vecchietto. “Eccoci arrivati”.mi disse. Il villaggio era piccolo e pieno di vita: i bambini correvano tra le casette di mattoni d'argilla; le donne portavano l'acqua e i panni puliti e gli uomini portavano degli animali che avevano ucciso nella mattinata. Quando il pranzo fu pronto, gli indigeni si sedettero per e mi invitarono a unirmi a loro. Mi fu servita zuppa di bacche e di serpente, e per finire arrosto di scimmia. Avendo molta fame, non feci caso a ciò che mangiavo, ma, in condizioni normali, quella roba non l'avrei mai mangiata. Fui invitato a coricarmi in una piccola casetta. All'interno era piccola e marrone, con un solo letto e un camino. Senza neanche svestirmi mi infilai nel letto. Fui risvegliato da un urlo acutissimo. Ancora appisolato uscii dalla capanna. Una piccola folla si radunò intorno a una donna che urlava. “È sparita, è sparita!!” gridava. Mi avvicinai. “ Stavo dormendo quando...” la mia attenzione fu catturata da una scia di piedi e mani che, dalla casetta, si dirigevano verso la foresta. Incuriosito le seguii. Dopo appena un chilometro la foresta terminava in una radura. Al centro di essa un imponente tempio svettava tra gli alberi. Era a forma di piramide, ma con una grande scalinata sulla facciata centrale. Il tutto era sormontato da un altare di pietra contornato da statue e colonne. Io ne vedevo il lato sinistro. Qualcuno cominciò a parlare. Era una lingua sconosciuta e oscura. Una donna era sdraiata sull'altare di pietra, tenuta ferma da sei piccole scimmie. Esse avevano possenti canini e grandi zampe. Colui che parlava era nascosto da una colonna ma si vedevano due possenti mani. Una di esse teneva un coltello. Il coltello si abbassò di scatto. La donna gemette. L' uomo che stringeva il coltello si abbassò ad annusare il sangue che sgorgava dal taglio. Era basso e robusto con due occhi rossi e tetri e una piccola bocca.
Si risollevò e il cielo si fece scuro; iniziò a tuonare e a lampeggiare e un vento fortissimo trasportò via le spoglie della giovane donna sacrificata. Impaurito corsi via. Tornato al villaggio non raccontai niente a nessuno e andai dritto a letto senza neanche mangiare.
Al mio risveglio, quella mattina, un altro ragazzo era sparito e io rividi le orme di scimmia del giorno precedente. Allora girovagai per il villaggio. Giunto davanti a una casa semi diroccata, la porta si aprì e una voce cupa mi invitò ad entrare. Incuriosito mi addentrai nell'edificio. La stessa voce di prima mi riparlò “siediti”. Così feci. La porta si chiuse. All'interno c'era puzza d'incenso. Senza che io chiedessi niente, mi raccontò la storia dello stregone (che io sapevo già) ma poi aggiunse che aveva trovato un “discepolo” che aveva preso il suo posto. Il discepolo sarebbe morto soltanto facendolo cadere nel pozzo dell'oscurità che si trovava al centro del tempio. Ma così facendo c'era il rischio di risvegliare lo stregone supremo. Allora feci per andarmene ma una mano scheletrica mi fermò. Mi voltai. La faccia dell'uomo era illuminata. Ma non era un uomo, era un cadavere.
Urlando mi fiondai fuori dalla porta. Mi precipitai sulla strada principale. Era rincominciato a piovere. “Che hai” mi chiesero. Indicai la casa. “Cadavere...” ansimai. “Amigo, là non c'è nulla” e poi se ne andarono. Mi voltai. La casa era sparita davvero. Al suo posto c'erano solo arbusti e piante. Ancora ansimante, tornai nella mia casetta a progettare un piano. Poi, a notte fonda, uscii di casa con un accendino e un bastone e mi acquattai vicino ad un albero.
Una decina di minuti dopo, una mezza dozzina di occhietti rossi apparvero nella giungla. Era il momento. Mi avvicinai cautamente, e con l'accendino bruciai la coda a una scimmia e scappai. Il fiume lì vicino sarebbe stato la mia salvezza. Poi bruciai il bastone e iniziai a correre. Le scimmie, dopo aver spento la coda, mi inseguirono infuriate. Erano più veloci, ma meno furbe. Così, quando fui di fianco al fiume, vi lanciai la torcia dentro e le scimmie, una ad una, la seguirono. Il fiume in quel punto era alto e tumultuoso e le scimmie ci avrebbero messo un po' di tempo ritornare a riva. Quindi accesi la torcia elettrica che portavo sempre con me, e mi diressi verso il tempio. Il buio calò silenziosamente sul tempio. La luna fu oscurata da un nuvolone. Ricominciò a piovere. I rametti e le foglie scricchiolavano sotto i miei piedi. Illuminai ciò che era difronte a me. “buh” Lo stregone mi era difronte e mi fissava coi suoi occhi rossi. “Cattivo Frank, non dovevi. No non dovevi”. Indietreggiai. Vidi con la coda dell'occhio che l'ingresso del tempio era a due passi da me. Iniziai a correre ed entrai. “Il topo si è intrappolato da solo” disse tranquillamente con voce profonda. E mentre sghignazzava mi seguì. Il pozzo era nascosto ma non molto lontano dall'entrata. Illuminai il corridoio. Era piuttosto basso, pieno di ragnatele. Con il capo chinato, mi diressi verso la stanza finale del corridoio. Lo stregone, in pochi attimi mi fu dietro. “Cosa volevi fare?” mi chiese. “Ti sei messo in trappola. Arrivati nella stanza finale mi fu di fianco. “Non mi avrai!!” gridai. E con un balzo gli fui addosso e lo presi per il collo. Lui mi tirò un pugno in faccia. Rotolai a terra. Mi voltai. Intravidi il pozzo. “Dai vieni, vigliacco!” dissi. in un istante mi fu addosso. Mi colpì al collo ma io lo presi per le gambe e lo sbattei nel pozzo. “NOO” gridò. Ma non feci in tempo a fare un passo che una mano mi si aggrappò a una caviglia facendomi cadere. “verrai con me” disse. Un caldo travolgente mi avvolse e poi fu soltanto buio totale.

In cima al tempio, una statua si mosse staccandosi dal suo piedistallo, al quale era attaccato.
Aprì i suoi occhi, rosso sangue. Si scrollò di dosso della polvere e assunse un colore violaceo. Indossò il cappello piumato che portava sotto braccio e scese dalla scalinata.
Il terrore, con la morte del suo discepolo, si era risvegliato ed era ancora più forte di prima.
Il suo regno di terrore sarebbe tornato a dominare sulla foresta.