Recensione faherenheit 2015
http://www.progettofahrenheit.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5444:qresta-dove-sei-e-poi-vaiq-john-boyne&catid=4:scuola-secondaria-1d-grado&Itemid=15
un tocco di penna
giovedì 19 marzo 2015
martedì 9 dicembre 2014
mio padre
Mio padre a prima vista può sembrare un vecchietto: i capelli (scusate, quello che è rimasto) sono bianchi; la corporatura robusta termina in due piedi che paiono salsicce. Gli occhi neri sono contornati da un paio di occhiali dalla montatura blu. Sul mento una barbetta canuta contorna un solitario pizzetto.
Non sempre sono felice di averlo come padre e di andare in giro con lui ; mi vergogno per come è vestito, per come si comporta o per come mi tratta. Spesso lo considero più vecchio e meno comprensivo di quello che in realtà è. Lui c'è sempre se ho bisogno. capisce quando è il momento giusto per parlarmi e comprende i miei problemi. Spesso mi sembra molto noioso, perché non fa niente di emozionante: lavora al computer, gira le aziende e le città.... Ma in realtà ha molte doti che ad un primo incontro non si noterebbero: è un ottimo casalingo, sa fare innumerevoli cose pratiche, è un giardiniere, ci aiuta al computer e con l'informatica e soprattutto ha sempre un po' di energia per stare con noi, per condividere le nostre passioni e per capire i nostri problemi. insomma, è un ottimo padre.mercoledì 29 ottobre 2014
Frecce
di sangue
In quegli anni in Inghilterra moltissime case venivano rase al suolo o chiuse e lasciate disabitate. Vivevo lì da molti anni, ma tante case diroccate non le avevo mai viste.
Una in particolare mi inquietava. Isolata, al centro del bosco, di notte si sentivano strani versi e ululati. Venni a sapere che era appartenuta a un povero arciere, ribelle come pochi e abile nello scoccare colpi mortali. Un giorno, mentre vagava nel bosco, fu preda di un agguato guidato dallo sceriffo. Catturato ingiustamente, fu portato nelle segrete dalle quali riuscì a scappare e tornare a casa. Ma le guardie lo seguirono e lo uccisero. Da allora la sua anima vaga senza pace nell'abitazione.
Così, con 3 miei amici, ci recammo presso la casa per vederne l'interno. Varcata la staccionata, una freccia si piantò davanti ai nostri piedi; attaccata ad essa c'era un biglietto con scritto:“perdete ogni speranza o voi che entrate”.
Un brutto scherzo, pensammo. Ma nei nostri cuori sapevamo che non era vero.
La foresta sembrava particolarmente buia quel giorno ma oltrepassammo ugualmente la soglia.
L'interno era spazioso, piuttosto caotico, con grandi quadri alle pareti, i personaggi al loro interno avevano gli occhi fissi su di noi. Le travi del soffitto erano pericolanti, una grossa poltrona era al centro della stanza, uno scheletro umano stava su di essa.
“ah”un grido soffocato interruppe la nostra osservazione. Jhon appoggiato al muro era particolarmente pallido: qualcosa sbucava dal suo intestino:una freccia lunga e rudimentale.
Gneeeck. Un cigolio a destra: ci girammo, un' ondata di freddo ci assalì. Frank, pure lui morto appeso ad un cappio che pendeva dal soffitto, indietreggiai. Qualcosa di freddo mi sfiorò. Alex era stato strozzato da qualcosa di informe.
Ora era il mio turno.
Corsi velocemente fuori casa. Una presenza mi seguiva. Ansimando corsi fino nella piazza principale. Urlai. Niente. La presenza era sempre più vicina. Correva strisciando come i serpenti. Me lo immaginavo. Niente mi avrebbe più salvato. Corsi sotto i portici cambiando spesso direzione. Era sempre di fianco a me. Perché mi faceva soffrire? Aspetta. S'era fermata. ma...
“ahhhh”.
Nella piazza si prestava un orribile scena: un uomo, con una freccia piantata in testa, era stato impiccato. Il corpo pallido, era coperto di sangue secco;la faccia era evidenziata da un espressione di terrore. Le indagini andarono avanti per mesi, ma il caso fu archiviato e nessuno scoprì mai la verità.
Fine...
In quegli anni in Inghilterra moltissime case venivano rase al suolo o chiuse e lasciate disabitate. Vivevo lì da molti anni, ma tante case diroccate non le avevo mai viste.
Una in particolare mi inquietava. Isolata, al centro del bosco, di notte si sentivano strani versi e ululati. Venni a sapere che era appartenuta a un povero arciere, ribelle come pochi e abile nello scoccare colpi mortali. Un giorno, mentre vagava nel bosco, fu preda di un agguato guidato dallo sceriffo. Catturato ingiustamente, fu portato nelle segrete dalle quali riuscì a scappare e tornare a casa. Ma le guardie lo seguirono e lo uccisero. Da allora la sua anima vaga senza pace nell'abitazione.
Così, con 3 miei amici, ci recammo presso la casa per vederne l'interno. Varcata la staccionata, una freccia si piantò davanti ai nostri piedi; attaccata ad essa c'era un biglietto con scritto:“perdete ogni speranza o voi che entrate”.
Un brutto scherzo, pensammo. Ma nei nostri cuori sapevamo che non era vero.
La foresta sembrava particolarmente buia quel giorno ma oltrepassammo ugualmente la soglia.
L'interno era spazioso, piuttosto caotico, con grandi quadri alle pareti, i personaggi al loro interno avevano gli occhi fissi su di noi. Le travi del soffitto erano pericolanti, una grossa poltrona era al centro della stanza, uno scheletro umano stava su di essa.
“ah”un grido soffocato interruppe la nostra osservazione. Jhon appoggiato al muro era particolarmente pallido: qualcosa sbucava dal suo intestino:una freccia lunga e rudimentale.
Gneeeck. Un cigolio a destra: ci girammo, un' ondata di freddo ci assalì. Frank, pure lui morto appeso ad un cappio che pendeva dal soffitto, indietreggiai. Qualcosa di freddo mi sfiorò. Alex era stato strozzato da qualcosa di informe.
Ora era il mio turno.
Corsi velocemente fuori casa. Una presenza mi seguiva. Ansimando corsi fino nella piazza principale. Urlai. Niente. La presenza era sempre più vicina. Correva strisciando come i serpenti. Me lo immaginavo. Niente mi avrebbe più salvato. Corsi sotto i portici cambiando spesso direzione. Era sempre di fianco a me. Perché mi faceva soffrire? Aspetta. S'era fermata. ma...
“ahhhh”.
Nella piazza si prestava un orribile scena: un uomo, con una freccia piantata in testa, era stato impiccato. Il corpo pallido, era coperto di sangue secco;la faccia era evidenziata da un espressione di terrore. Le indagini andarono avanti per mesi, ma il caso fu archiviato e nessuno scoprì mai la verità.
Fine...
lunedì 1 settembre 2014
Torino
Torino è una bella città, molto grande. Ogni angolo ha un po' di storia, con facciate ottocentesche, lampioni decorati con teste di toro e figure, tram, pasticcerie antiche, insegne particolari... Meritano una visita il museo del cinema, nella mole antonelliana, un museo per tutti, dove rilassarsi e scoprire le origini del cinema. molto bello anche il borgo antico, nel parco del Valentino. Palzzo reale, con la sua maestosa armeria, attira molti turisti.Anche il museo dell'automobile è molto particolare e merita una piccola visita. Qui ci sono macchine dal 1800 a oggi, tra innovazionie design e velocità. A torino, si mangia molto bene, ma non sempre la gente è cordiale.
Torino è una bella città, molto grande. Ogni angolo ha un po' di storia, con facciate ottocentesche, lampioni decorati con teste di toro e figure, tram, pasticcerie antiche, insegne particolari... Meritano una visita il museo del cinema, nella mole antonelliana, un museo per tutti, dove rilassarsi e scoprire le origini del cinema. molto bello anche il borgo antico, nel parco del Valentino. Palzzo reale, con la sua maestosa armeria, attira molti turisti.Anche il museo dell'automobile è molto particolare e merita una piccola visita. Qui ci sono macchine dal 1800 a oggi, tra innovazionie design e velocità. A torino, si mangia molto bene, ma non sempre la gente è cordiale.
mercoledì 13 agosto 2014
Io adoro viaggiare. fino da quando ero piccolo mi piaceva scoprire posti nuovi e diversi. Quando ero già un po' più grande ho iniziato a viaggiare per le città ( finora solo europee). Mi piace molto leggere le cartine e creare itinerari alternativi.
Nell'estate
2012, con la mia famiglia, abbiamo organizzato un viaggio a
Barcellona.
Siamo
arrivati di sera; mi sarei aspettato una città calma che con il
giungere del buio si stava preparando ad andare a letto (erano le 23
circa!), invece, appena arrivati, abbiamo trovato un grandissimo
viavai di persone di tutte le età, dai ragazzi che andavano in skate
in piazza a donne che andavano a fare compere a giovani e meno
giovani che entravano in piccoli locali.
E
così ho scoperto che le città, in Spagna, si animano in modo
straordinario dopo il tramonto...
Il
paesaggio di Barcellona, è molto particolare: da una parte ci sono
le bellissime spiagge e il mare sconfinato, dall'altra c'è la città
con un incredibile alternarsi di edifici moderni e altri più vecchi.
Il
nostro hotel era al centro di una splendida e piccola piazza a due
passi dalle Ramblas (la strada principale della città pieni di
mercati, sculture e negozi) e dietro la zona universitaria. Nella
piazza i ragazzi mangiavano, chiacchieravano e passeggiavano fino a
tarda notte; di fianco all'hotel c'era una via piena di negozi che
vendevano cose stranissime, come vecchi dischi, curiosi strumenti,
oggetti e pupazzi molto divertenti, un'altra piena di ristoranti e
bar, e una viuzza che portava in un'altra piazza, molto più grande e
sempre piena di gente a causa delle magnifiche fontane e dei
molteplici negozi.
Barcellona
l'abbiamo girata sostanzialmente a piedi, perchè le strade erano
sempre dotate di ampi marciapiedi e le zone centrali erano
interamente pedonali, inoltre in questo modo le città si riescono a
scoprire e a vivere molto meglio. Il percorso e i luoghi da visitare
l'avevo preparato io prima di partire ed ero sempre io che guidavo la
mia famiglia in giro per la città poiché mi diverte leggere le
piante delle città e scoprire vie alternative da percorrere.
Uno
dei luoghi che mi sono piaciuti di più è il Mercato de la
Boqueria, sulle Ramblas: appena si entra nel mercato, si distinguono
tutti gli odori, i colori, i sapori, le infinite caratteristiche di
Barcellona, tutte mescolate in un solo luogo.
Abbiamo
anche visitato vari musei, edifici progettati da Gaudì e lo stadio
Camp Nou; erano tutti molto belli, i percorsi molto chiari e c'aerano
molti spazi interattivi.
Barcellona,
con le sue molteplici facce, offre qualcosa ad ogni persona; a me di
questa città è piaciuto tutto, sia i luoghi che ho visitato, sia il
clima allegro e vivace che si respirava in ogni momento della
giornata.
lunedì 11 agosto 2014
Recensione concorso farheneit 2014:"lo spacciatore di fumetti"
“Dovevo procedere alla velocità
giusta, senza dare nell'occhio, un po' annoiato, un po' infastidito,
meglio ancora se con le spalle leggermente curve, come uno già
abituato a ubbidire.”
Sandor è un ragazzino di 15 anni
che ama leggere e scrivere i suoi pensieri in libertà,ma soprattutto
ama inseguire i suoi sogni con coraggio e determinazione.
Egli vive a Budapest: una città
vuota,con regole ferree che costringono la popolazione ad obbedire ad
ogni imposizione che viene dal regime, ma Sandor non ci sta, cerca un
mondo proibito dove ciascuno si può esprimere liberamente. Quel
mondo,lui e i suoi amici lo sanno,esiste davvero:è un mondo in cui
regna la giustizia, in cui ogni sopruso viene punito, in cui ognuno
può far valere i propri diritti, è il regno dei fumetti! L'unico
modo per raggiungerlo, per sfuggire ai problemi che la società ha
inflitto alla sua giovane vita, è avere, nonostante le
proibizioni,il coraggio di leggerli,ma soprattutto di renderli
fruibili a tutti coloro che lo desiderano. Sandor capisce che con i
fumetti, può portare nella sua vita e in quella dei suoi amici la
possibilità di riscattarsi e di provare a combattere. In questa
impresa non è solo: c'è un uomo sconosciuto che ogni mese gli
fornisce i fumetti; c'è sua mamma che lo rende forte,crede in lui e
lo fa sentire un eroe;c'è il suo amico Nikolai col quale scrive un
fumetto e che lo aiuta a trovare la giusta strada.
Una storia cotta al punto giusto
con ingredienti di prima qualità per un risultato ineguagliabile.
Un libro che è inevitabile consumare, che ti trasmette un senso
sfrenato di adrenalina: man mano che la storia procede, senti il
bisogno di leggere più in fretta, di girare pagina con foga, ti
senti dentro la storia e vuoi viverla pienamente con il protagonista.
Ti senti coraggioso, pronto a guadagnarti la libertà e, a tuo modo,
lo fai, ti divori il libro e in un sol soffio, senza accorgertene,
tutto svanisce, ma ti basta soltanto guardare la copertina per
ricordarti tutto ciò che il romanzo è riuscito a trasmetterti e a
insegnarti. Sandor mi ha colpito molto, perché con la sua voglia di
fare, il suo coraggio e le sue innumerevoli passioni, non perde mai
lucidità nell'affrontare le situazioni. Sembra quasi un eroe dei
suoi amati fumetti: nonostante la vita difficile e faticosa riesce a
riscattarsi e a realizzare i suoi sogni. Questo romanzo lo
consiglierei a tutti coloro che vogliono affrontare il mondo a testa
alta, coltivando e facendo crescere le proprie passioni, ma anche a
quegli adulti che vogliono capire la complicata vita di un ragazzo
Lo
stregone della giungla
Una
freccia sibilò nella notte. Per poco non colpì l'orecchio di Peter.
Lo stregone era sempre più vicino. I suoi occhi rossi lo fissavano.
Un buio impenetrabile avvolgeva la foresta. Peter indietreggiò. Si
ritrovò con la schiena contro un albero. Era in trappola. Cinque
scimmie indemoniate lo accerchiarono. Erano troppo forti per lui.
Morsi e zampate lo colpirono in ogni dove. Lo stregone avanzava. In
quel buio si riusciva a notare soltanto il suo copricapo piumato. Il
petto era coperto da una moltitudine di simboli. “Hai xi balba zot”
Peter sentì un immenso bruciore nel corpo. Qualcosa gli stava
entrando dagli occhi e dal naso. Una potenza invisibile e malvagia.
“ahhhhhh...”un urlo riecheggiò nella foresta e altri due occhi
rossi si aprirono in quella buia notte.
*
Ormai
da tempo lavoravo in Amazzonia per studiarne le sue popolazioni,
quando, vicino a dove ero accampato trovai una tavola rettangolare di
argilla con segni scuri su entrambe le facce. Ah scusate se non mi
sono presentato io sono Frank Smith. Tornando alla tavola, riuscii a
decifrarla. Narrava di un'antica leggenda di uno stregone, protetto
dal Dio della morte Xi Balba, che disseminò terrore nella foresta e,
dopo essere stato rinchiuso in una statua, riuscì, grazie alle sue
scimmie indemoniate a... e qui la tavola si interrompeva con una
frattura che copriva la parte finale. Oltre alla leggenda c' era
anche una piccola mappa che indicava il centro della giungla come un
luogo sacro e oscuro. Incuriosito andai verso questo punto. Più mi
avvicinavo, più il buio diventava fitto e la foresta scura. Avanzai
finché uno scricchiolio alle mie spalle mi fece fermare. Mi girai;
un movimento alla mia destra. Un senso d'inquietudine cresceva in me.
Sentii un altro passo. Afferrai un bastone. “Buongiorno!”
Sobbalzai. Poi mi girai. Un anziano signore mi squadrava da capo a
piedi. Era basso, magro, senza maglia ma indossava u paio di strani
pantaloni. Barba e capelli erano bianchi candidi. “Ti sei perso?”
mi chiese. Adesso che ci pensavo mi ero davvero perso. “s-s-s-ssì”
risposi .” Vieni al mio villaggio, ti ospito io!” “grazie.” .
Mi fece cenno di seguirlo. Poi, mentre stavamo camminando, si fermò
annusò l'aria. Si arrampicò su un albero e tornò giù con una
scimmia in una mano e un coltello sporco di sangue nell'altra. “E
anche oggi il pranzo è servito- disse- È da tanto tempo che non
riceviamo visite” aggiunse poi. “ Da quando è venuto un
simpatico signore vestito come te che cercava uno stregone o qualcosa
di simile. Bah”. Sapevo di chi stava parlando. Del mio ex collega
Peter, scomparso misteriosamente in questi luoghi. Possibile che
avesse trovato lo stregone?
I
miei pensieri furono interrotti dal vecchietto. “Eccoci
arrivati”.mi disse. Il villaggio era piccolo e pieno di vita: i
bambini correvano tra le casette di mattoni d'argilla; le donne
portavano l'acqua e i panni puliti e gli uomini portavano degli
animali che avevano ucciso nella mattinata. Quando il pranzo fu
pronto, gli indigeni si sedettero per e mi invitarono a unirmi a
loro. Mi fu servita zuppa di bacche e di serpente, e per finire
arrosto di scimmia. Avendo molta fame, non feci caso a ciò che
mangiavo, ma, in condizioni normali, quella roba non l'avrei mai
mangiata. Fui invitato a coricarmi in una piccola casetta.
All'interno era piccola e marrone, con un solo letto e un camino.
Senza neanche svestirmi mi infilai nel letto. Fui risvegliato da un
urlo acutissimo. Ancora appisolato uscii dalla capanna. Una piccola
folla si radunò intorno a una donna che urlava. “È sparita, è
sparita!!” gridava. Mi avvicinai. “ Stavo dormendo quando...”
la mia attenzione fu catturata da una scia di piedi e mani che, dalla
casetta, si dirigevano verso la foresta. Incuriosito le seguii. Dopo
appena un chilometro la foresta terminava in una radura. Al centro di
essa un imponente tempio svettava tra gli alberi. Era a forma di
piramide, ma con una grande scalinata sulla facciata centrale. Il
tutto era sormontato da un altare di pietra contornato da statue e
colonne. Io ne vedevo il lato sinistro. Qualcuno cominciò a parlare.
Era una lingua sconosciuta e oscura. Una donna era sdraiata
sull'altare di pietra, tenuta ferma da sei piccole scimmie. Esse
avevano possenti canini e grandi zampe. Colui che parlava era
nascosto da una colonna ma si vedevano due
possenti mani. Una di esse teneva un coltello. Il coltello si abbassò
di scatto. La donna gemette. L' uomo che stringeva il coltello si
abbassò ad annusare il sangue che sgorgava dal taglio. Era basso e
robusto con due occhi rossi e tetri e una piccola bocca.
Si
risollevò e il cielo si fece scuro; iniziò a tuonare e a
lampeggiare e un vento fortissimo trasportò via le spoglie della
giovane donna sacrificata. Impaurito corsi via. Tornato al villaggio
non raccontai niente a nessuno e andai dritto a letto senza neanche
mangiare.
Al
mio risveglio, quella mattina, un altro ragazzo era sparito e io
rividi le orme di scimmia del giorno precedente. Allora girovagai per
il villaggio. Giunto davanti a una casa semi diroccata, la porta si
aprì e una voce cupa mi invitò ad entrare. Incuriosito mi addentrai
nell'edificio. La stessa voce di prima mi riparlò “siediti”.
Così feci. La porta si chiuse. All'interno c'era puzza d'incenso.
Senza che io chiedessi niente, mi raccontò la storia dello stregone
(che io sapevo già) ma poi aggiunse che aveva trovato un “discepolo”
che aveva preso il suo posto. Il discepolo sarebbe morto soltanto
facendolo cadere nel pozzo dell'oscurità che si trovava al centro
del tempio. Ma così facendo c'era il rischio di risvegliare lo
stregone supremo. Allora feci per andarmene ma una mano scheletrica
mi fermò. Mi voltai. La faccia dell'uomo era illuminata. Ma non era
un uomo, era un cadavere.
Urlando
mi fiondai fuori dalla porta. Mi precipitai sulla strada principale.
Era rincominciato a piovere. “Che hai” mi chiesero. Indicai la
casa. “Cadavere...” ansimai. “Amigo, là non c'è nulla” e
poi se ne andarono. Mi voltai. La casa era sparita davvero. Al suo
posto c'erano solo arbusti e piante. Ancora ansimante, tornai nella
mia casetta a progettare un piano. Poi, a notte fonda, uscii di casa
con un accendino e un bastone e mi acquattai vicino ad un albero.
Una
decina di minuti dopo, una mezza dozzina di occhietti rossi apparvero
nella giungla. Era il momento. Mi avvicinai cautamente, e con
l'accendino bruciai la coda a una scimmia e scappai. Il fiume lì
vicino sarebbe stato la mia salvezza. Poi bruciai il bastone e
iniziai a correre. Le scimmie, dopo aver spento la coda, mi
inseguirono infuriate. Erano più veloci, ma meno furbe. Così,
quando fui di fianco al fiume, vi lanciai la torcia dentro e le
scimmie, una ad una, la seguirono. Il fiume in quel punto era alto e
tumultuoso e le scimmie ci avrebbero messo un po' di tempo ritornare
a riva. Quindi accesi la torcia elettrica che portavo sempre con me,
e mi diressi verso il tempio. Il buio calò silenziosamente sul
tempio. La luna fu oscurata da un nuvolone. Ricominciò a piovere. I
rametti e le foglie scricchiolavano sotto i miei piedi. Illuminai ciò
che era difronte a me. “buh” Lo stregone mi era difronte e mi
fissava coi suoi occhi rossi. “Cattivo Frank, non dovevi. No non
dovevi”. Indietreggiai. Vidi con la coda dell'occhio che l'ingresso
del tempio era a due passi da me. Iniziai a correre ed entrai. “Il
topo si è intrappolato da solo” disse tranquillamente con voce
profonda. E mentre sghignazzava mi seguì. Il pozzo era nascosto ma
non molto lontano dall'entrata. Illuminai il corridoio. Era piuttosto
basso, pieno di ragnatele. Con il capo chinato, mi diressi verso la
stanza finale del corridoio. Lo stregone, in pochi attimi mi fu
dietro. “Cosa volevi fare?” mi chiese. “Ti sei messo in
trappola. Arrivati nella stanza finale mi fu di fianco. “Non mi
avrai!!” gridai. E con un balzo gli fui addosso e lo presi per il
collo. Lui mi tirò un pugno in faccia. Rotolai a terra. Mi voltai.
Intravidi il pozzo. “Dai vieni, vigliacco!” dissi. in un istante
mi fu addosso. Mi colpì al collo ma io lo presi per le gambe e lo
sbattei nel pozzo. “NOO” gridò. Ma non feci in tempo a fare un
passo che una mano mi si aggrappò a una caviglia facendomi cadere.
“verrai con me” disse. Un caldo travolgente mi avvolse e poi fu
soltanto buio totale.
In
cima al tempio, una statua si mosse staccandosi dal suo piedistallo,
al quale era attaccato.
Aprì
i suoi occhi, rosso sangue. Si scrollò di dosso della polvere e
assunse un colore violaceo. Indossò il cappello piumato che portava
sotto braccio e scese dalla scalinata.
Il
terrore, con la morte del suo discepolo, si era risvegliato ed era
ancora più forte di prima.
Il
suo regno di terrore sarebbe tornato a dominare sulla foresta.
Iscriviti a:
Post (Atom)